Messaggio sull’accordo con l’UE: l’assoggettamento al diritto europeo non porta altro che svantaggi e costi elevati alla Svizzera

Il gruppo parlamentare dell’UDC a Palazzo federale ha analizzato, nel corso di una clausura straordinaria di due giorni a Emmetten (NW), il messaggio del Consiglio federale sul pacchetto di accordi con l’UE, ascoltando anche esperti esterni. La conclusione è chiara: le osservazioni critiche emerse nella procedura di consultazione sono state completamente ignorate. Resta quindi confermato che questo accordo è un trattato di sottomissione. È l’UE a decidere e i giudici europei hanno l’ultima parola. Noi svizzere e svizzeri non avremo più voce in capitolo nel nostro Paese e dovremo anche pagare miliardi.

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In occasione della clausura a Emmetten (NW), il gruppo parlamentare dell’UDC ha ascoltato diversi esperti di rilievo:

  • Professore Andreas Glaser, Esperto di diritto costituzionale, amministrativo ed europeo, Università di Zurigo
  • Professore Hansjörg Seiler, Ex giudice federale, esperto di diritto costituzionale, amministrativo ed europeo, Università di Lucerna
  • Professore Carl Baudenbacher, Già presidente di lunga data del tribunale dell’Corte EFTA, London School of Economics and Political Science
  • Professor Mark Schelker, Economista, Università di Friburgo
  • Monika Rühl, Direttrice di economiesuisse
  • Martin Rufer, Direttore dell’Unione svizzera dei contadini
  • Carole Söhner-Bührer, vicedirettrice della Comco
  • Claudia Siebert-Sutter, Funzionaria della Comco
  • Phyllis Scholl, Consulente Kellerhals Carrard
  • Beat Gassmann, Presidente dell’Associazione mantello degli operatori di reti di distribuzione svizzeri
  • Kai Adam, Head of Regulatory Affairs, Swissgrid AG
  • Kaspar Haffner, Head of Communication & Stakeholder Management, Swissgrid AG,
  • David Eray, Head of Public Affairs, Swissgrid AG
  • Cédric Cossy, Ligue vaudoise
  • Benjamin Ansermet, Ligue vaudoise
  • Hansruedi Amrhein, Membro del consiglio di Swiss Helicopter Association
  • Jürg Stahl, Presidente centrale dell’Associazione svizzera dei droghieri
  • Andreas Ullius, Direttore dell’Associazione svizzera dei droghieri

Gli interventi di numerosi esperti hanno mostrato chiaramente che il pacchetto di accordi con l’UE porrebbe fine alla nostra democrazia diretta, alimenterebbe l’immigrazione e soffocherebbe le PMI sotto il peso della burocrazia. 

«Il tribunale arbitrale maschera la perdita di sovranità»
Per il professor Carl Baudenbacher non ci sono dubbi: la Svizzera perderebbe la propria sovranità con il pacchetto di accordi con l’UE. Popolo, Cantoni e Parlamento verrebbero esautorati dal loro ruolo di legislatori. Il potere risiederebbe unicamente nella Commissione europea e nella Corte di giustizia dell’UE, afferma Baudenbacher. «Il “tribunale arbitrale” serve a mascherare la perdita di sovranità; è un cavallo di Troia con la Corte di giustizia dell’UE nel ventre.» Per Baudenbacher è del tutto chiaro che per l’accordo con l’UE sono necessari sia la maggioranza del popolo sia la maggioranza dei Cantoni: «La maggioranza dei Cantoni è indispensabile. La perdita di sovranità è maggiore rispetto a un’adesione all’UE.»

Anche l’ex giudice federale ed esperto di diritto pubblico Hansjörg Seiler si è espresso chiaramente a favore della maggioranza dei Cantoni. Infatti, l’adozione della direttiva sui cittadini dell’Unione, prevista dagli accordi, è in contrasto con l’articolo 121a della Costituzione federale, secondo cui la Svizzera gestisce autonomamente l’immigrazione e non può concludere trattati internazionali che violino tale disposizione. «La direttiva sui cittadini dell’Unione introduce, rispetto all’attuale accordo sulla libera circolazione, diversi nuovi diritti per i cittadini dell’UE, in particolare un diritto di soggiorno permanente che si applicherebbe a numerosi cittadini UE residenti in Svizzera», afferma Seiler. «Contrariamente a quanto sostiene il Consiglio federale, l’articolo 121a non riguarda soltanto le persone che immigrano ex novo in Svizzera, ma anche il miglioramento dello status giuridico di persone già presenti nel Paese. Ciò risulta chiaramente dal fatto che il capoverso 2 menziona esplicitamente anche la limitazione del diritto di soggiorno permanente come strumento di gestione dell’immigrazione.» Gli accordi con l’UE potrebbero quindi essere conclusi solo se, preliminarmente o al più tardi contemporaneamente, venisse modificato l’articolo 121a. «Ciò è soggetto al referendum costituzionale obbligatorio che richiede la doppia maggioranza», conclude Seiler.

Ripresa automatica del diritto: più burocrazia, meno sicurezza
Hansruedi Amrhein, membro del consiglio della Swiss Helicopter Association, conosce dalla sua esperienza pratica le conseguenze della ripresa automatica del diritto UE: «Il settore degli elicotteri, dopo oltre un decennio di esperienza con l’adozione automatica del diritto – in particolare delle regolamentazioni dell’Agenzia europea per la sicurezza aerea – traccia un bilancio allarmante. L’UE si è trasformata in una valanga burocratica che minaccia seriamente l’esistenza delle piccole e medie imprese (PMI).»

L’industria degli elicotteri sarebbe stata sommersa da ben oltre 10’000 pagine di regolamenti complessi, a scapito della sicurezza. «Rispetto al periodo precedente alle normative europee, oggi ci troviamo a un livello di sicurezza nettamente inferiore. L’Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA) non è attualmente in grado di valutare se questo eccesso di regolamentazione produca effettivamente risultati. L’EASA vola alla cieca, perché gli effetti non possono essere misurati.»

«Capitolazione davanti al diritto dell’UE a scapito delle nostre PMI»
Effetti negativi concreti degli accordi con l’UE sono stati indicati anche da Andreas Ullius, direttore dell’Associazione svizzera dei droghieri: «Le droghiere e i droghieri svizzeri possono produrre medicamenti per i loro clienti sotto la propria responsabilità.» Con il nuovo accordo con l’UE, sarebbe invece necessario un esperto esterno con titolo universitario che firmi un dossier informativo sul prodotto. «E i droghieri dovrebbero pagare fino a 1’200 franchi di tasse burocratiche per prodotto. Questa non è una regolamentazione basata sul rischio, è una capitolazione davanti al diritto dell’UE a scapito delle nostre PMI.»

Secondo il presidente centrale dell’Associazione svizzera dei droghieri, Jürg Stahl, il nuovo accordo alimentare con l’UE mette a rischio un intero settore professionale. «La drogheria è un’invenzione svizzera. In questa forma non esiste in nessun’altra parte d’Europa. Applicare 1:1 le regole dei grandi gruppi europei alle nostre PMI è assurdo.» Il Parlamento deve agire ora: «Chi non protegge attivamente l’economia svizzera, la abbandona tacitamente», afferma Stahl.

Anche Martin Rufer, direttore dell’Unione svizzera dei contadini, individua delle carenze nell’accordo alimentare con l’UE: «Il diritto di partecipazione della Svizzera è insufficiente per quanto riguarda gli aspetti tecnici e il coinvolgimento dei settori. Inoltre, un eccessivo “Swiss finish” in alcuni ambiti ne riduce i benefici. Qui il Parlamento deve assolutamente intervenire per correggere la rotta.»

Gli “euro-turbo” vogliono far passare il trattato di sottomissione all’UE senza consultare il popolo
Il gruppo parlamentare dell’UDC a Palazzo federale ha tratto le proprie conclusioni dopo i riscontri degli esperti e l’analisi del messaggio del Consiglio federale: il messaggio corrisponde sostanzialmente al progetto posto in consultazione. In altre parole: le risposte critiche emerse nella procedura di consultazione, in particolare le oltre 1’000 prese di posizione private, sono state ignorate dal Consiglio federale nel messaggio e non sono state in alcun modo considerate: è una chiara violazione della legge sulla consultazione.

Questo modo di procedere dimostra ancora una volta come i sostenitori dell’UE a Berna calpestino i nostri diritti democratici. Il Consiglio federale ha già firmato il 2 marzo a Bruxelles il trattato di sottomissione all’UE – ancora prima che il Parlamento, il popolo svizzero e i Cantoni si siano espressi al riguardo!

I Consiglieri federali Cassis (PLR), Pfister (Centro), Jans (PS) e Baume-Schneider (PS) non vogliono nemmeno sottoporre a votazione popolare obbligatoria il trattato di sottomissione all’UE. Intendono inoltre aggirare anche l’approvazione dei Cantoni (maggioranza dei Cantoni).

Gli “euro-turbo” nel Consiglio federale e nell’amministrazione impediscono perfino un esame serio del pacchetto di accordi con l’UE in Parlamento. Hanno pubblicato il messaggio di 1’086 pagine nel pieno della sessione primaverile. Le commissioni hanno avuto solo pochi giorni per prepararsi.

L’UDC è l’unico partito che analizza criticamente e in modo approfondito il trattato di sottomissione all’UE. Lo dimostra anche ora il gruppo parlamentare a Palazzo federale con la sua clausura straordinaria di due giorni. La conclusione è chiara: la Svizzera ne trarrebbe solo svantaggi se si vincolasse al diritto dell’UE e all’intero apparato burocratico europeo.

 
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