Il trattato di sottomissione all’UE: Bruxelles spalanca le porte del nostro sistema sociale… e noi dovremmo applaudire

Lo sentiamo ripetere come un mantra: con la libera circolazione delle persone nessuno verrebbe in Svizzera senza un contratto di lavoro. Magari fosse così. Già oggi il sistema funziona diversamente da quanto promesso e l’immigrazione nel nostro sistema sociale è da tempo una realtà: prestazioni complementari, assistenza sociale per i «working poor» provenienti dall’UE, rendite AI dopo un periodo lavorativo brevissimo. E ora, con la ripresa dinamica del diritto, la Svizzera dovrebbe lasciarsi trascinare ancora più a fondo in un sistema che rafforza proprio questi incentivi scorretti.

Marco Chiesa
Marco Chiesa
Consigliere agli Stati Ruvigliana (TI)
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La direttiva sui cittadini dell’Unione, che con l’accordo quadro dovrebbe essere recepita automaticamente, garantisce ai cittadini dell’UE ampi diritti a prestazioni sociali, indipendentemente dall’esistenza di un lavoro reale che assicuri il sostentamento. Secondo la logica dell’UE, bastano poche ore di occupazione fittizia per avere pieno accesso ai fondi sociali di un altro Paese. Sembra incredibile, ma è il sistema stesso ad ammettere questa logica.

La regione della Ruhr è una prova lampante del sistema: lo scorso anno Duisburg, Gelsenkirchen, Dortmund e Hagen hanno dovuto revocare il reddito di cittadinanza a oltre 1’180 immigrati bulgari e rumeni, perché – pur avendo comunque incassato dei sussidi – di fatto non avevano mai lavorato seriamente. A Hagen il 55% degli immigrati provenienti da Bulgaria e Romania percepisce prestazioni sociali, con un costo di 10 milioni di euro all’anno per una sola città. Persino il sindaco chiede a Bruxelles norme più severe, perché la soglia di 5,5 ore per ottenere lo status di lavoratore dell’UE è un invito all’immigrazione mirata nei sistemi sociali stranieri.

Con il trattato di sottomissione ci portiamo in casa proprio questa realtà dell’UE. Con la ripresa automatica del diritto e il controllo da parte della Corte di giustizia dell’UE (CGUE), ci lasceremmo sottrarre i meccanismi nazionali di protezione con cui oggi possiamo ancora difenderci. Chi crede che anche in futuro la Svizzera possa arginare con regole proprie l’abuso su larga scala dell’assistenza sociale non ha letto le clausole scritte in piccolo del trattato UE. Perché con la ripresa, perderemo proprio questa possibilità.

La regione della Ruhr non è un caso isolato e lontano, ma uno sguardo sul nostro futuro, qualora il trattato di sottomissione all’UE venisse approvato. Oggi la Svizzera ha ancora la possibilità di stabilire regole proprie e più severe. Con la ripresa della direttiva UE sulla cittadinanza dell’Unione, proprio questo margine di manovra verrebbe limitato.

Chi non vuole consegnare a Bruxelles il nostro sistema sociale, il nostro benessere e la nostra autodeterminazione deve affossare questo trattato di sottomissione – ora, finché abbiamo ancora la possibilità di scegliere.

Marco Chiesa
Marco Chiesa
Consigliere agli Stati Ruvigliana (TI)
 
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