Siamo di fronte al collasso del traffico: lo scorso anno in Svizzera sono state registrate 68’000 ore di coda, il 22% in più rispetto all’anno precedente. La causa principale è l’esplosione demografica dovuta all’immigrazione smisurata generata dalla libera circolazione delle persone e dall’asilo. Dal 2000 al 2025 la popolazione è cresciuta di quasi 2 milioni, pari al 27%, superando oggi i 9 milioni di abitanti. Le nostre autostrade sono progettate per una popolazione di 6 milioni di abitanti.
Il fatto che la nostra infrastruttura sia sull’orlo del collasso è un problema che riguarda tutti. Le code costano miliardi all’economia e, in ultima analisi, alla popolazione, considerando soprattutto che oltre il 70% del trasporto merci avviene su strada. Le code fanno aumentare i costi dei trasporti e, di conseguenza, degli alimenti, degli altri beni di uso quotidiano e dei servizi.
È urgentemente necessario decongestionare la rete. Nel 2024, tuttavia, l’elettorato ha respinto alle urne i relativi progetti. La bocciatura è stata soprattutto il conto presentato alla politica irresponsabile degli altri partiti e delle associazioni economiche, che si sono rifiutati di attuare l’Iniziativa contro l’immigrazione di massa.
Precedenza al buon senso
Con il nuovo documento di posizione «Precedenza al buon senso» (in francese), l’UDC chiede un cambio di rotta. Strada, ferrovia e traffico d’agglomerato devono essere pianificati congiuntamente e sottoposti al Popolo in un pacchetto complessivo. Strada e rotaia non devono più essere contrapposte.
I fondi federali destinati ai progetti di trasporto nelle città devono essere versati soltanto se questi sono coordinati con il potenziamento delle strade nazionali e della ferrovia. L’UDC respinge la promozione unilaterale di tram e biciclette, la riduzione di posteggi e alle limitazioni di velocità a 30 km/h. Le imprese, i pendolari, le famiglie e l’agricoltura hanno bisogno di strade efficienti.
L’UDC chiede inoltre:
- abolizione dell’imposta del 4% sugli autoveicoli
- nessun ulteriore aumento della TTPCP
- destinazione vincolata del 100% delle tasse stradali
- nessuna nuova tassa d’incentivazione
- nessuna politica che imponga l’elettrico e nessun diktat dei 30 km/h
NO al salasso e al diktat dell’UE
L’UDC respinge il mobility pricing e il road pricing, che favoriscono la sorveglianza totale da parte dello Stato. Una futura tassa sostitutiva per i veicoli elettrici deve essere anonima, commisurata al consumo e interamente a destinazione vincolata.
L’UDC punta sull’apertura tecnologica invece che su prescrizioni statali. Oltre alla propulsione elettrica, devono trovare spazio in particolare gli e-fuel e l’idrogeno. A decidere quale tecnologia si affermerà devono essere i cittadini e le imprese, non lo Stato.
Anche per i trasporti vale un NO al trattato di sottomissione all’UE. Esso renderebbe impossibile una politica svizzera dei trasporti autonoma. Bruxelles decide, noi paghiamo. L’UDC non vuole camion mostruosi (gigaliner da 60 tonnellate) sulle nostre strade e non vuole che nessuno interferisca con l’orario cadenzato dei treni.
La conclusione dell’UDC è la seguente: la Svizzera ha bisogno di una politica dei trasporti che funzioni per i pendolari, le famiglie, l’economia e l’agricoltura.
Divieti, tasse e rieducazione non fanno progredire la Svizzera. Un’infrastruttura efficiente, un finanziamento equo e la libera scelta della tecnologia, invece, sì.
Precedenza al buon senso.