I sindacati sono i veri vincitori della libera circolazione delle persone! Con l’iniziativa per la limitazione, l’UDC s’impegna a favore di un mercato del lavoro liberale!

Dall’introduzione della libera circolazione delle persone, la quota di stranieri è passata dal 20 al 25%. La disoccupazione fra gli stranieri è due volte più elevata che fra gli Svizzeri. Degli immigranti senza qualifiche spingono gli indigeni in disoccupazione. I settori a più forte immigrazione sono anche quelli che registrano il maggior tasso di disoccupazione. L’11% degli stranieri è in disoccupazione nella ristorazione e nell’albergheria, il 10% nel settore edilizio. Ciononostante, l’immigrazione continua. Le misure d’accompagnamento provocano una forte regolamentazione del mercato del lavoro: un salariato su due in Svizzera è assoggettato a un contratto collettivo di lavoro, uno su tre a una regolamentazione di salario minimo, uno su quattro a una convenzione collettiva di lavoro imposta a un settore completo. I principali beneficiari di questo sistema sono i sindacati, che sfruttano senza vergogna i CCL per aumentare il loro potere e riempire le loro casse. L’UDC Svizzera ha tenuto una conferenza stampa lo scorso 30 gennaio a Berna, con il consigliere nazionale Thomas Aeschi, presidente del gruppo parlamentare, la consigliera nazionale Magdalena Martullo, il consigliere nazionale Jean-François Rime e Jean-Daniel Faucherre, vicepresidente ASTAG, per presentare la sua analisi e proporre le sue misure.

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Il mercato del lavoro liberale è tradizionalmente uno dei grandi punti di forza della Svizzera. I rapporti di lavoro fra datori di lavoro e dipendenti erano un tempo regolati in modo flessibile, in funzione dei bisogni individuali e nel rispetto della libertà contrattuale. L’influenza dello Stato e dei sindacati era molto più debole che negli altri paesi europei come l’Italia, la Francia o la Germania. Questa situazione s’è totalmente deteriorata a seguito dell’introduzione della libera circolazione delle persone e delle misure d’accompagnamento.

Più stranieri nella popolazione e più disoccupati fra gli immigranti
Quando fu introdotta la libera circolazione delle persone nel 2002, la quota di stranieri era del 20%. Oggi ha raggiunto il 25%. La disoccupazione fra gli stranieri è tuttavia due volte più elevata che fra gli Svizzeri: nel 2017, era del 5,7% fra i primi e del 2,3% fra i secondi. I settori a più immigrazione particolarmente forte sono anche quelli che registrano il maggior tasso di disoccupazione fra gli stranieri. Nella ristorazione e nell’albergheria, l’11% dei lavoratori stranieri è in disoccupazione. A seconda della stagione, la gastronomia/albergheria del Ticino registra fino al 40% di disoccupazione! Nell’edilizia, il tasso di disoccupazione fra gli stranieri è del 10% e può raggiungere il 25% in media annuale, per esempio nel canton Vallese. I settori che non esigono delle qualifiche professionali, nei quali la quota di stranieri s’avvicina al 100%, sono i più colpiti dalla disoccupazione. Queste cifre illustrano le conseguenze nefaste e poco differenziate della libera circolazione delle persone.

Le misure d’accompagnamento distruggono il mercato del lavoro liberale
Essendo il livello salariale molto più elevato in Svizzera che all’estero, la politica cercava di proteggere la Svizzera da una pressione sui salari. La sinistra è riuscita a imporre le cosiddette misure d’accompagnamento. Ne risulta un pesante apparato di sorveglianza statale, un potere sproporzionato dei sindacati, come pure dei contratti collettivi di lavoro aventi forza obbligatoria e che impongono dei salari minimi e delle condizioni di lavoro “svizzere”. Dall’introduzione della libera circolazione delle persone, il numero di contratti collettivi di lavoro (CCL) è quasi raddoppiato: un salariato su due è soggetto a un CCL, uno su tre a una regolamentazione di salario minimo e uno su quattro a un CCL avente forza obbligatoria. Non solo questo sistema annulla la libertà contrattuale fra datori di lavoro e dipendenti, ma viola anche i risultati di votazioni popolari con le quali il sovrano ha chiaramente respinto dei salari minimi e delle vacanze regolamentate dallo Stato. I sindacati sono riusciti lo stesso a imporre queste rivendicazioni tramite delle misure d’accompagnamento. Sono loro i veri beneficiari di questa situazione, mentre che i loro effettivi non hanno cessato di diminuire al punto che rappresentano soltanto il 15% dei salariati. I datori di lavoro come i dipendenti sono presi in trappola perché, in mancanza di un CCL, si espongono a un diktat dello Stato. I sindacati impongono le loro pretese contrattuali e il diritto di sciopero anche ricorrendo ai tribunali, e i conflitti di lavoro aumentano.

I CCL rendono milioni ai sindacati e alle associazioni professionali
I CCL apportano ai sindacati non solo influenza e potere, ma anche molto denaro. Essi funzionano come delle vere e proprie “pompe da denaro” per le casse sindacali. I salariati e i datori di lavoro sono infatti obbligati a versare dei “contributi di solidarietà” che finiscono nelle casse dei sindacati e delle associazioni professionali. Si tratta di decine di milioni di franchi! Questo importo raggiunge quasi i 50 milioni di franchi nel settore dell’edilizia, di cui 10 milioni vanno direttamente ai sindacati e alle associazioni padronali a titolo di “contributi per l’esecuzione dei CCL”. I sindacati sono i veri vincitori di questa situazione. Essi forzano l’imposizione di contratti collettivi di lavoro e si arricchiscono mediante dei contributi per l’esecuzione dei CCL. E come se ciò non bastasse, possiedono diverse casse di disoccupazione da cui traggono perciò del denaro per ogni disoccupato supplementare. La sola cassa disoccupazione di UNIA annuncia degli oneri amministrativi di oltre 50 milioni l’anno.

Che cosa bisogna fare?
La libera circolazione delle persone deve essere rinegoziata e, se necessario, abrogata. Per questa ragione l’UDC ha lanciato la sua iniziativa per la limitazione. Essa provocherà la soppressione delle misure d’accompagnamento e ridarà alla Svizzera i mezzi per gestire e limitare in maniera autonoma l’immigrazione sul suo territorio, tenendo conto delle necessità di un mercato del lavoro liberale e della manodopera disponibile sul posto.

Bisogna inoltre impedire che i quorum per la dichiarazione di valenza obbligatoria dei contratti collettivi di lavoro siano abbassati e che la validità dei CCL sia estesa oltre un singolo settore. Gli altri rappresentanti dei salariati – e non soltanto i sindacati, in particolare UNIA – devono essere rafforzati, in modo che i sindacati non possano più imporsi ingiustamente come unici rappresentanti dei lavoratori. Inoltre, bisogna esaminare la possibilità di estendere il diritto dei cartelli nel mercato del lavoro.

Altre esigenze fondamentali in politica economica
Ecco altre esigenze fondamentali dell’UDC in politica economica:

– impegno per uno Stato snello e performante
– imposte e tasse moderate per tutti
– accordo di libero scambio con il massimo numero possibile di Stati
– riduzione delle regolamentazioni statali

Leggere su questo tema il nuovo documento di fondo “Per la libertà economica e contro la burocrazia” (francese).

Per ulteriori informazioni:

»documento di fondo “Per la libertà economica e contro la burocrazia” (francese)
» Esposto di Thomas Aeschi, presidente del gruppo parlamentare (francese)
»Esposto  di  Magdalena Martullo, consigliera nazionale e imprenditrice (francese)
» Esposto di Jean-François Rime, consigliere nazionale e presidente dell’Unione svizzera delle arti e mestieri (francese)
» Esposto di Jean-Daniel Faucherre, vicepresidente dell’ASTAG (francese)
» Presentazione (PDF) (francese)

 
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