Durante la sessione estiva a Berna è stato raggiunto un traguardo importante. Grazie alla compattezza del gruppo parlamentare dell’UDC, è stata ottenuta una maggioranza a favore del controprogetto all’Iniziativa Blackout. In questo modo verrà abolito il divieto di costruire nuove centrali nucleari. Se il referendum andrà in porto, il popolo potrà probabilmente esprimersi su questo tema nella prossima primavera.

Il collaudato mix energetico svizzero, basato sull’energia idroelettrica e nucleare, funziona da decenni senza problemi e ci ha fornito le basi per il nostro successo economico. È difficile immaginare dove si troverebbe oggi la Svizzera se avessimo rinunciato a questi vantaggi, affidando il destino della nostra prosperità a mani straniere oppure decidendo un’uscita immediata dal nucleare, come i Verdi chiedono da tempo.
L’energia nucleare è la tecnologia di produzione energetica più rigorosamente controllata e monitorata, nella quale tutti i rischi residui vengono gestiti con enormi margini di sicurezza. Lo smaltimento delle scorie radioattive è tecnicamente risolto e l’approvvigionamento di uranio è garantito grazie a fonti diversificate.
Grande deficit energetico entro il 2050
A causa della decarbonizzazione, della digitalizzazione e della crescita della popolazione, entro il 2050 ci mancherà circa la metà dell’attuale produzione di energia elettrica. In particolare, quando gli attuali reattori di Gösgen e Leibstadt saranno dismessi, verrà a mancare l’elettricità necessaria durante l’inverno.
Con l’abolizione del divieto di costruire nuove centrali nucleari garantiamo l’approvvigionamento elettrico a lungo termine e, allo stesso tempo, evitiamo di deturpare il paesaggio con impianti eolici e solari. Anche per il prolungamento dell’esercizio delle centrali nucleari esistenti, necessario in tutti gli scenari di produzione energetica, la revoca del divieto è fondamentale. Ciò consentirà inoltre di promuovere lo sviluppo dei reattori di nuova generazione e di formare e reclutare il personale specializzato necessario.
Votazione popolare in primavera
Il mandato costituzionale è chiaro: abbiamo bisogno di un approvvigionamento elettrico sicuro, diversificato, economico e rispettoso dell’ambiente. Oggi come tra 50 anni. Questo costituisce la base per un’economia competitiva e per il nostro benessere.
I socialisti si oppongono con forza a questo progetto, perché non comprendono né l’importanza di buone condizioni quadro per l’economia né le realtà della politica energetica. Seguono ciecamente la lobby delle energie rinnovabili, che teme di perdere i miliardi di franchi di sussidi statali.
Solo grazie all’abile strategia del nostro ministro dell’energia, Albert Rösti, è stato possibile far approvare il progetto dalle Camere federali. Nella prossima primavera sarà probabilmente il popolo a decidere sull’abolizione del divieto di costruire nuove centrali nucleari.