Nel 2014 in Svizzera sono stati registrati 15’650 reati in ambito domestico; lo scorso anno sono saliti a 22’066. Si tratta di un aumento del 41%. Dall’inizio del 2026 sono state uccise 17 donne. È un dato di fatto che gli autori sono in maggioranza stranieri provenienti da culture che disprezzano le donne.

Lo scorso fine settimana, sulla stampa scandalistica domenicale, la leader femminista e Consigliera nazionale del PS Tamara Funiciello ha sentenziato che manca la volontà politica di intervenire contro la violenza sulle donne.
Dall’inizio dell’anno, in Svizzera 17 donne hanno perso la vita a seguito di atti di violenza. In cinque casi il (presunto) autore era svizzero; in altri tre, le autorità non ne hanno reso nota la nazionalità.
Nelle statistiche relative ai reati violenti contro le donne, gli autori stranieri sono nettamente sovrarappresentati. La reale portata del fenomeno è inoltre occultata dall’eccessiva concessione di passaporti svizzeri: dal 2000, infatti, la Svizzera ha naturalizzato un milione di persone. Ciò significa che, soltanto in questo millennio, un abitante su nove ha ottenuto il passaporto svizzero.
È corretto che nella protezione contro la violenza, manca la volontà politica. Infatti, nel mese di marzo 2026, il Consiglio nazionale ha respinto – con il voto contrario unanime del Centro e del PS – una mozione dell’UDC che mirava a «Migliorare la protezione delle vittime. Espulsione obbligatoria per tutti i reati in ambito domestico perseguibili d’ufficio». Anche la mozione «Nessun diritto di soggiorno in caso di aggressioni sessuali e violenza contro donne e bambini» è stata sostenuta solo dall’UDC e da Il Centro. È chiaro che la maggioranza di centrosinistra in Parlamento non ha realmente a cuore la protezione dalla violenza domestica.
La Funiciello cerca di distogliere l’attenzione da un fatto: nell’ambito della revisione del diritto penale in materia sessuale, sono state proprio le forze di sinistra a schierarsi dalla parte degli stupratori e di altri autori di reati violenti opponendosi con veemenza a pene più severe. Se queste forze politiche l’avessero spuntata, in caso di stupro aggravato, i tribunali avrebbero dovuto limitarsi a pronunciare una pena detentiva sospesa con la condizionale.
È evidente che per la sinistra la protezione degli autori dei reati è più importante della protezione delle donne dalla violenza: oltre il 50% degli stupratori stranieri condannati può rimanere in Svizzera, sebbene, secondo le statistiche, fino al 15% degli autori stuprerà nuovamente una donna entro 7–10 anni. Deve fare riflettere che nei casi di omicidio la quota di espulsione sia ancora più bassa: appena il 38%. È urgente una modifica legislativa anche in questo ambito, se si vuole realmente combattere la violenza domestica e femminicidi.