Quando il nostro diritto non sarà più veramente nostro

La Svizzera è uno Stato sovrano, questo significa che siamo noi a emanare le nostre leggi. Il Popolo, i Cantoni e il Parlamento federale decidono quali norme si applicano nel nostro Paese. Con il trattato di sottomissione all’Unione europea, questo principio fondamentale verrebbe gravemente indebolito.

Roberta Soldati
Roberta Soldati
Consigliera nazionale (TI)
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Il nocciolo della questione è di natura giuridica. Negli accordi in questione, la Svizzera si impegnerebbe a recepire in modo dinamico (quindi automatico) gli sviluppi del diritto europeo. Certo, il Consiglio federale sottolinea che le nostre procedure democratiche rimarrebbero formalmente garantite: il Parlamento potrà pronunciarsi e il referendum rimarrà possibile. Ma cosa accadrà se la Svizzera alla fine si rifiuterà di recepire uno sviluppo del diritto europeo? Si esporrebbe a misure compensative da parte dell’UE. In altre parole, sanzioni.

Ecco il vero problema: manterremmo il diritto di dire no, ma quel no avrebbe un prezzo. Quale libertà ci rimarrebbe laddove ogni decisione divergente potrebbe comportare delle conseguenze nelle relazioni con il nostro principale partner commerciale?

Giudici stranieri per risolvere le controversie
Anche il meccanismo di risoluzione delle controversie solleva interrogativi. Un Tribunale arbitrale paritetico dirimerà le controversie. Tuttavia, qualora fosse necessario e rilevante ai fini della decisione un chiarimento sull’interpretazione del diritto dell’UE, questo Tribunale dovrà adire la Corte di giustizia dell’UE (CGUE). La CGUE non risolverà quindi direttamente la controversia tra la Svizzera e l’UE, ma interpreterà il diritto europeo in questione. Questo significa che nei settori interessati, un’istituzione dell’UE manterrà l’ultima parola sul significato del diritto dell’UE e questo di fatto prevarrebbe.

Questo sistema stravolgerebbe la logica della via bilaterale. Finora, due partner sovrani concludevano accordi e ciascuno manteneva il proprio ordinamento giuridico. In futuro, la Svizzera sarebbe integrata in modo duraturo in un meccanismo di adeguamento al diritto elaborato a Bruxelles.

Il nostro Paese può intrattenere ottimi rapporti con i propri vicini senza accettare una tale dipendenza istituzionale. Cooperazione, sì. Abbandono progressivo della nostra autonomia giuridica e decisionale, no. Diciamo quindi NO al trattato di sottomissione all’UE!

Roberta Soldati
Roberta Soldati
Consigliera nazionale (TI)
 
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