Questa migrazione è un pericolo per il nostro futuro

L’attentatore di Winterthur è un cittadino con doppia nazionalità turco-svizzera. Ha precedenti penali, percepisce una rendita AI ed è noto come islamista. Eppure non è mai stato espulso: questa è la politica del consigliere federale Jans e dei suoi funzionari.

Marchesi Piero
Marchesi Piero
Consigliere nazionale Tresa (TI)
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L’attentatore di Winterthur passa accanto a una classe di bambini piccoli. Indossano i tipici gilet ad alta visibilità e portano gli zainetti. Probabilmente si tratta di una classe dell’asilo in gita scolastica. I bambini osservano con timore l’uomo che corre nella loro direzione. In un video si vede l’insegnante che si pone istintivamente davanti ai bambini per proteggerli. Fa la cosa giusta, dimostrando un coraggio straordinario: una vera eroina.

Pochi secondi prima di quel momento, il cittadino turco naturalizzato aveva ferito con un coltello tre svizzeri. In un caso in modo così grave da rendere necessario un intervento chirurgico d’urgenza. Durante l’aggressione ha gridato «Allahu akbar»: Allah è grande!

I sopravvissuti porteranno per sempre le cicatrici di quel giorno. L’esperienza traumatica li accompagnerà per il resto della loro vita e coinvolgerà anche chi sta loro vicino. E chissà cosa sarebbe successo se la lama del coltello non si fosse spezzata. L’attentatore avrebbe colpito i bambini?

Situazioni come in Francia o in Germania
L’attentato terroristico islamista di Winterthur dimostra che anche qui si vivono le stesse situazioni che si osservano in Francia o in Germania, dove gli attacchi con il coltello sono ormai all’ordine del giorno. Nessuno in Svizzera è più al sicuro: può accadere ovunque e gli attentatori sono ormai già tra noi.

Il trentunenne beneficiario dell’AI di Winterthur è nato in Svizzera e ha persino ottenuto la cittadinanza svizzera. Gli è stata mantenuta anche dopo essere finito agli atti delle autorità per aver tentato, nell’ambiente jihadista locale, di reclutare giovani per il fanatismo islamico.

Il direttore della sicurezza del Canton Zurigo, Mario Fehr, ha ragione quando afferma che persone del genere non hanno posto in Svizzera. Ora il ministro della migrazione Beat Jans è chiamato ad agire. Deve revocare la cittadinanza all’attentatore di Winterthur e rimandarlo in Turchia. Ma il consigliere federale socialista vuole esattamente il contrario. Vuole che ancora più persone possano entrare in Svizzera senza ostacoli e senza controlli. Combatte l’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni di abitanti» perché non intende affrontare i problemi del sistema dell’asilo.

Chi lascia entrare tutti non dovrebbe stupirsi
L’attentato di Winterthur non rappresenta un semplice campanello d’allarme. È ormai la conferma cinica della politica migratoria della sinistra. Chi lascia entrare chiunque e non vuole nemmeno espellere coloro che si rivelano terroristi, accetta consapevolmente questa violenza brutale e indiscriminata.

L’immagine dell’attentatore davanti ai bambini piccoli alla stazione di Winterthur mostra chiaramente una realtà: questa migrazione ci minaccia, minaccia i nostri figli. È un pericolo per il nostro futuro. E poiché il consigliere federale Jans non vuole fare nulla per contrastarla, dobbiamo costringerlo ad agire. Con un sì il 14 giugno all’iniziativa per la sostenibilità «No a una Svizzera da 10 milioni di abitanti!».

Marchesi Piero
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Consigliere nazionale Tresa (TI)
 
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